Smallpox
Chiara Lomarini ed Elena Neviana sono due fotografe la cui pratica artistica si sviluppa all’intersezione tra materiali d’archivio e ricerca scientifica. Attraverso un approccio autoriale e multidisciplinare, il loro lavoro interroga e reinterpreta la realtà, focalizzandosi sul realismo umano e sulle sue complesse interazioni con i contesti sociali, culturali e storici.
Chiara Lomarini
Consegue la laurea in Fotografia presso la Libera Accademia di Belle Arti (LABA) nel 2018 e, nel 2020, il Master in Photography and Visual Design presso NABA Milano. La sua ricerca spazia tra fotografia, collage e archivi. Nel 2022 espone con il Collettivo Celeste Artificiale presso Spazio Contemporanea (Brescia) e firma la copertina di InCf Magazine, a cura di Luca Santese. Nel 2026 presenta il progetto Extra Moenia al Festival del Centro Italiano della Fotografia d’Autore a Bibbiena.
Elena Neviana
Si forma in Videomaking alla Scuola Internazionale di Comics e in Fotografia e Nuovi Media presso la Fondazione Studio Marangoni. Nel 2024 si aggiudica la open call Young Photographers from Italian Academies Award al Ragusa Foto Festival con il progetto Di Aquile e Mercedes , successivamente esposto al Circuito OFF di Fotografia Europea a Reggio Emilia. È autrice di Wollust, un’indagine visiva sulla scena elettronica aretina presentata a Cortona On The Move e protagonista di diverse mostre personali. Attualmente collabora con la Fondazione Alinari per la Fotografia.
Il virus del vaiolo è emerso migliaia di anni fa — tracce di lesioni ne sono state ritrovate perfino sulle mummie egizie — rappresentando per secoli una delle infezioni più letali per l’umanità. Come può un virus eradicato nel 1980 continuare a vivere nella nostra memoria collettiva? Attraverso i segni che ha lasciato sul corpo: le cicatrici della malattia e quelle della sua sconfitta, ovvero il vaccino. Nel XIX secolo, Edward Jenner intuì che le mungitrici a contatto con le vacche erano immuni. Nacque così il primo vaccino della storia, dal latino vacca, unendo animale, corpo e progresso scientifico. La cicatrice vaccinale si oppone a quella del vaiolo: entrambe impresse sulla pelle, la prima racconta la devastazione, la seconda la capacità di trasformare una ferita in protezione. Tuttavia, queste cicatrici non sono state solo testimonianza scientifica. Fino all’Ottocento hanno rappresentato il più antico sistema di riconoscimento individuale: nei manifesti di ricerca, banditi e latitanti venivano identificati proprio tramite la forma, la profondità e la disposizione irripetibile dei loro segni sul volto. Il corpo è stato così un vero documento vivente, custode di memoria e identità.
Credits Immagini Wellcomecollection.org